"E così tu pensi che il denaro sia alla radice di tutti i mali? Ti sei mai chiesto quali sono le radici del denaro? Il denaro è un mezzo di scambio, che non può esistere se non esistono le merci prodotte e gli uomini capaci di produrle. Il denaro è la forma materiale del principio che se gli uomini vogliono trattare l'uno con l'altro, devono trattare scambiando valore con valore. Il denaro non è lo strumento dei miserabili, che ti chiedono il tuo prodotto con le lacrime, né dei pescecani, che te lo tolgono con la forza. Il denaro è reso possibile solo dagli uomini che producono. È questo che tu chiami male?"

giovedì 14 giugno 2018

Il denaro contante è l'unica possibilità di restare liberi. Salvini ha ragione

Per un'altra volta mi tocca essere d'accordo con Salvini.

Mi dispiace, ma l'idea di abolire il contante, oltre ad essere di un'idiozia mostruosa, è anche molto pericolosa. Perché sancirebbe la necessità che tra venditore e acquirente di un qualsiasi bene/servizio debba intervenire un soggetto terzo (la banca), in assenza del quale non sarebbe possibile alcuna transazione.

 Ora, ipotizziamo un ritorno, tutt'altro che improbabile, allo stato etico, a un sistema che impone ai cittadini-sudditi un apparato valoriale cui sottostare senza alcuna possibilità di critica. Questo stato saprebbe cosa acquistiamo, quali sono i nostri interessi, cosa pensiamo, come ci relazioniamo con gli altri. Sarebbe un potere enorme, che Mussolini, Hitler e Stalin potevano solo sognare. E questo nuovo potere non avrebbe nemmeno la necessità di internarci in un lager o spedirci al confino per annullarci: basterebbe, con un click, cancellare il nostro conto e come per magia saremmo civilmente morti.

Il denaro, la moneta, non è solo metallo. È anche il mezzo che può liberarci dall'assoggettamento altrui.

E no, non vale la scusa che così si rende possibile l'evasione fiscale, la corruzione, il traffico illecito. È il prezzo da pagare se vogliamo vivere in una società libera. La logica securitaria non mi appartiene, perché come diceva Benjamin Franklin, che mi piace sempre citare, "chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza".

domenica 3 giugno 2018

"L'État c'est nous!" di Di Maio

Oh, uno ci prova a non strapparsi i capelli, ma veramente la situazione è tragica. Di Maio, durante il comizio di ieri, ha detto una frase gravissima. Sì, lo ripeto: gravissima. Dire "Adesso lo stato siamo noi", infatti, riassume per bene qual è lo spirito con cui questi squilibrati si avviano al governo.

In passato l'espressione "L'État c'est moi!" fu attribuita a Luigi XIV, nell'intento di impedire al parlamento parigino di legiferare su materie per cui egli aveva già emanato degli editti. Probabilmente il Sovrano non pronunciò mai quelle parole, o perlomeno nessuna fonte è in grado di testimoniarlo. Ma se anche l'avesse detta, Luigi XIV, al contrario del nostro Luigi, ne aveva ben donde: era lui il sovrano, spettava a lui, per diritto divino, decidere su ogni cosa.

In democrazia, dire "adesso lo stato siamo noi" è una bestemmia. Poco cambia se la persona usata nella frase sia declinata al singolare o al plurale, il senso è il medesimo: decido io (o noi, dove il noi sta per i click puntualmente manomessi su una piattaforma privata o i cui risultati sono disattesi, qualora non piacciano al dictator Casaleggio e al Magister Equitum Grillo) e faccio quel che mi pare.

Nessuno che abbia detto a Di Maio che lui è un semplice  ministro di un esecutivo e che in democrazia la separazione dei poteri impedisce che lo stato sia identificabile con un singolo o un gruppo specifico?
Siamo già così addormentati nella coscienza da far passare come legittima qualsiasi cosa gli "eletti dal popolo" dicano?

domenica 25 febbraio 2018

Gli ignavi

 Giorni pesanti per chi non intende recarsi alle urne, questi. Giorni in cui, da una parte e dall'altra, si sprecano gli auguri e le maledizioni, la trepidante attesa per il festeggiamento di una possibile vittoria e le sciagure preannunciate di chi sente odore di sconfitta. Chi sceglie di astenersi è giocoforza coinvolto in un clima tutt'altro che sopportabile. Tra chi vede il Venezuela come un modello da seguire e chi propone di riprenderci la Libia, due estremi identici, in mezzo si trovano le idee più disparate: redditi da distribuire per qualsiasi causa, bonus ad ogni pie' sospinto e che vinca chi la spara più grossa.

 In questa campagna elettorale non c'è imbarazzo della scelta, ma solo perché non c'è scelta che tenga. Tutto sembra un lungo carnevale, una celebrazione orgiastica.  Resta l'imbarazzo e basta.
 È anche per questo motivo che ho deciso di evitare accuratamente di prendere in considerazione l'idea di recarmi alle urne. E se c'è qualcosa su cui le parti in campo sono concordi è nel ribadire l'importanza del voto. Non solo loro, chiunque da settimane si spertica per tessere le lodi della democrazia, delle decisioni partecipate. Si ribadisce che votare non è solo un diritto, bensì anche un dovere. E se dici di non volerlo fare, sei un reietto, come gli "angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé foro".

 Ecco dunque improvvisi probiviri delle istituzioni che dànno inizio alle paternali. La più ripetuta e la più sciocca è quella che vorrebbe milioni di persone, nel corso dei secoli, perire per ottenere il diritto di voto. È una bugia. In Italia il suffragio maschile fu ottenuto nel 1912, con un processo del tutto pacifico e fu esteso anche alle donne nel secondo dopoguerra, sempre senza colpo ferire.
 Dove sarebbero sepolti questi morti per la democrazia, allora?
 Da nessuna parte, perché non sono mai esistiti. Si potrebbero citare alcuni eventi storici in cui le sommosse sono state determinate anche dalla volontà di partecipare alle decisioni di una nazione, ma in tutti gli eventi documentati e documentabili, il diritto di voto non è stata la causa scatenante e neppure la principale conseguenza.
 Se anche così non fosse, il fatto che delle persone si immolino per una causa non rende quest'ultima giusta sic et simpliciter, altrimenti dovremmo arrivare a pensare che, dato che molti muoiono in nome di Allah, allora tutti dovremmo convertirci all'Islam.

 Provo dunque a spiegare. Io non partecipo ad eventi in cui si pratica qualcosa che reputo immorale. Per esempio, non vado al circo se so che vi saranno degli spettacoli di animali, proprio perché reputo tali abusi qualcosa di inaccettabile. Allo stesso modo, non partecipo ad altre pagliacciate, ivi comprese le tornate elettorali. In questa campagna politica, in particolar modo, si è assistiti ad una madornale superficialità nel modo in cui si affrontano temi che riguardano tutti. Ma il motivo di fondo che determinerà il mio restare a casa il 4 marzo è il fatto che nessun partito mi ha pienamente convinto della bontà delle proprie proposte. Forse solo Emma Bonino e pochi altri, ma il suo fare orecchie da mercante su alcuni temi mi ha fatto desistere dallo scadere in facili entusiasmi. Sono politicamente vedovo, perché il partito che avevo appoggiato nella precedente tornata elettorale non c'è più e di quell'esperienza non è rimasto nulla (Fare per fermare il declino, per chi non l'avesse capito).
 E allora perché dovrei votare? E soprattutto, per chi? "Vota il meno peggio!" dice lo stolto. Ma il meno peggio oggi sarà migliore del meno peggio domani, un domani elettorale lungo cinque anni. Si innesca così un circolo vizioso la cui fine sembra non arrivare mai, o forse è già arrivata e non ce ne siamo accorti. Non si può scegliere il "meno peggio", ammesso che esista una opzione meno deteriore dell'altra. E non lo faccio perché lo reputo immorale. Per me, per il mio futuro, per il mio paese vorrei votare ciò che reputo il meglio.
Mancando una simile condizione, l'unica cosa sensata è non votare. Solo così, forse, si delegittimerà questo modo di agire.

martedì 30 gennaio 2018

La battaglia mediatica contro la sigaretta elettronica

Credo che il premio per il titolo più sensazionalistico di oggi vada all'articolo scritto da "Il secolo XIX":


La sigaretta elettronica ora fa paura! È persino in grado di modificare il DNA. A leggerlo uno, effettivamente, un po' si intimorisce. Metti che faccio un tiro di polmone e divento un mutante?! Magari mi spuntano altri due occhi, un naso in più, o chissà cosa... sarebbe orribile, e tutto per una svapata. 
Se la cava un po' meglio il "TGcom":


Certo, a New York devono avere delle sirene potenti, se l'allarme si avverte finanche alla redazione del suddetto giornale. 
Anche a "La Stampa" tremano le gambe, sempre a giudicare dal titolo:



Direi che per ora la carrellata di titoli può fermarsi qua. È bene specificare che non si intende, con quanto sopra riportato, attaccare le singole testate giornalistiche, però è necessario riportare i titoli che queste hanno utilizzato per andare al dunque. Se ci limitassimo a leggere solo i titoli degli articoli, ci verrebbe da pensare che qualche ricercatore americano abbia scoperto qualcosa che era sfuggita, finora, a tutti coloro i quali hanno analizzato gli effetti della sigaretta elettronica sulla salute. Invece le cose non stanno proprio così. 

Per capire meglio cosa, esattamente, si è scoperto grazie alla ricerca della NYU cito l'articolo pubblicato sul "The Guardian", che è possibile leggere qui. Moon-shong Tang, professore di medicina ambientale all'università di New York ha scoperto che il vapore inalato per mezzo della sigaretta elettronica potrebbe causare danni al cuore e aumentare il rischio di cancro. La domanda da porsi a questo punto è: a quali condizioni? Le scienze sperimentali sono definite tali appunto perché è possibile replicare in laboratorio alcune situazioni al fine di trarre delle conclusioni. È possibile che questo la maggior parte dei giornalisti italiani non lo sappia, ma il risultato di un esperimento dipende anche dalle variabili che vengono prese in considerazione in laboratorio, dagli strumenti che vengono utilizzati per condurre l'esperimento e da una serie di altri fattori che, lungi dall'inficiare la fedeltà empirica della scienza, ne segna comunque dei limiti ben precisi. Per tale motivo la deontologia professionale di ogni imbrattacarte giornalista imporrebbe l'uso di un registro comunicativo quanto più imparziale a cautelare possibile nel momento in cui si citano delle ricerche scientifiche, specie se non si hanno gli strumenti conoscitivi adeguati all'argomento trattato. Non è una cosa che accade solo con la sigaretta elettronica o con le scienze mediche, anzi. Per ciò che riguarda il mio campo, la Storia, posso dire che ogni anno vengono sprecati litri di inchiostro per scrivere testi che non hanno nulla di scientifico, non riguardano argomenti inediti o quantomeno originali e che finiscono con l'avere come unico risultato quello di far arrabbiare chi la Storia la fa veramente, spendendo le proprie giornate negli archivi. La maggior parte di questi libri, azzarderei pure una percentuale: il 90%, viene scritta da giornalisti. Prima o poi il sistema mediatico dovrà fare i conti con i danni che ha seminato nel corso degli anni, in ogni ambito dell'umano sapere. Nel frattempo una accisa per ml di inchiostro, simile a quella imposta dal Pd per i liquidi delle sigarette elettroniche, non sarebbe una cattiva idea per limitare i questi danni. 

Se dunque i giornalisti non si sono presi la briga di leggere i risultati della ricerca originale, o quanto meno l'articolo del "Guardian" da me citato, che invece riporta fedelmente le parole dello stesso medico autore della ricerca, tocca a me, semplice blogger a tempo perso, fare un po' di chiarezza. La ricerca condotta dalla NYU è stata effettuata sui topi, sottoponendo gli stessi, per tre ore al giorno, cinque giorni alla settimana, per tre mesi, al vapore della sigaretta elettronica con un livello di nicotina di 10 milligrammi al millilitro. Ora, chi non è uno svapatore magari non lo saprà, ma questi livelli sono praticamente intollerabili per qualsiasi essere umano, fosse pure il più incallito svapatore del mondo. Senza troppo andare nello specifico, in media i vapers usano dai 3 ai 9 milligrammi di nicotina per 10 ml, dipende dal tipo di hardware che si usa (tiro di guancia, tiro di polmone, tiro arioso, tiro chiuso... se non avete mai usato una sigaretta elettronica ciò vi sembrerà arabo, chi ha un po' di esperienza non faticherà a capire che c'è differenza tra un tipo di svapo e l'altro). Un liquido troppo nicotinizzato gratterebbe la gola, sarebbe - come si dice in gergo - "insvapabile". Ai topi è stata somministrata una dose di nicotina come minimo 10 volte superiore quella che assume un vaper, per un tempo relativamente lungo. E lo stesso "Guardian" cita alcune delle critiche che vengono mosse allo studio di Tang, tra cui - appunto - quella che l'esperimento sui poveri topi è stato svolto in condizioni intollerabili persino per gli esseri umani*. 

Che la nicotina fosse dannosa non vi erano dubbi, come pure non ve ne sono sul fatto che la sigaretta elettronica non è del tutto innocua. Niente, a parte l'aria che respiriamo, lo è. Non sarebbe un male però sottolineare che - almeno per ciò che riguarda il breve termine - l'e-cig si è rivelata molto meno dannosa della sigaretta tradizionale, tanto da essere considerata una seria e raccomandabile alternativa al fumo di tabacco, perlomeno nei paesi in cui la politica non è nelle mani di Philip Morris seri.

A proposito di Philip Morris, è interessante che quasi tutti gli articoli citati prima si chiudano con una notizia passata in sordina. In pieno stile cerchiobottista. Leggiamo, sempre da "La Stampa", in chiusura di articolo: 

Intanto il nostro Iss vuole, vederci chiaro anche sulle I-Qos, le nuove sigarette elettroniche che sprigionano vero fumo senza però bruciare il tabacco, ma scaldandolo con un meccanismo a induzione. Secondo i produttori questo metterebbe i fumatori 4.0 al riparo dalle sostanze cancerogene che si inalano con la combustione vera e propria. L’Istituto ha richiesto alla Philip Morris - che le produce - tutta la documentazione per iniziare a studiarne gli effetti, mentre l’Fda (Food and drug administration americana che regolamenta farmaci e dispositivi di questo genere), ha affermato che non ci sono prove sufficienti per dire che aiutino a ridurre il rischio di malattie da tabacco. Tanto da rinviare ancora la decisione di autorizzare la commercializzazione di I-Qos oltreoceano, mentre in Italia stanno invadendo il mercato: secondo l’Iss già in 600mila le hanno provate e il 44% non era un fumatore. Un esercito che di questo passo supererà il milione 300 mila fan della svapata
Curioso, no? Non solo l'autore dell'articolo non ha la minima nozione di scienza, ma - lo assicuro - non ha mai visto in vita sua nemmeno una sigaretta elettronica. Prima asserisce, giustamente, che la Iqos non è una sigaretta elettronica, ma un riscaldatore di tabacco, e infatti le e-cig non contengono tabacco, forse l'unica cosa che hanno in comune con le altre sigarette è la nicotina, ma non è detto: molti svapatori usano liquidi completamente privi di nicotina, poiché il "colpo in gola" o "hit" è dato anche da glicerina e glicerolo, gli altri due componenti dei liquidi per sigaretta elettronica, alle giuste condizioni di utilizzo. Cosa accomuna la sigaretta tradizionale, la sigaretta elettronica, i pomodori, le melanzane, le patate e i peperoni? La presenza di nicotina. Eppure non si direbbe mai che una sigaretta elettronica è un pomodoro, o una patata elettronica. Né potrei scrivere un articolo di agricoltura e citare, a conclusione, una notizia riguardante il mondo dello svapo. Eppure il giornalista definisce i fruitori di "Iqos" "fan della svapata". 
Andiamo al punto, però, evitiamo di accanirci troppo sulla qualità del giornalismo italiano. La vera notizia è questa. La presunta salubrità di Iqos, il riscaldatore di tabacco made in Philip Morris, è messa in discussione dagli Stati Uniti. Non è proprio una notizia fresca di stampa. Il sito inglese "Reuters" ha pubblicato alcuni mesi fa una serie di articoli investigativi circa i dubbi che vi sono sul prodotto di Big Tobacco, è possibile leggerli qui. I dubbi, a quanto pare, sono fondati, se è vero che la Food and Drug Administration statunitense non si è ancora espressa favorevolmente sull'introduzione di Iqos negli States. Oggi, anche l'Istituto Superiore di Sanità italiano ha cominciato a porsi delle domande, tant'è che ha richiamato Philip Morris cosicché questa potesse fornire gli studi sul prodotto da loro commercializzato. Strano che tali criticità siano emerse DOPO che Philip Morris ha immesso il prodotto sul mercato. Strano che questi dubbi si siano propagati, da oltreoceano, anche qui, in Italia, dove l'azienda di tabacco ha investito per creare uno stabilimento industriale finalizzato alla produzione proprio di ricariche di tabacco per Iqos, con tanto di inaugurazione in pompa magna dell'allora primo ministro italiano, Matteo Renzi.

Potevano, le testate italiane, riportare una notizia simile, facendo fare una pessima figura all'intero sistema sanitario e, soprattutto, al Pd, proprio in campagna elettorale? La risposta è ahinoi scontata. Per cui, ecco la strategia: si attacca la sigaretta elettronica, ché tanto ormai il governo ha tassato e quindi si può legittimare l'accisa e salvare la faccia all'intero paese. 
Non è una strategia usata solo da La Stampa, anche l'Huffington Post chiude l'articolo esattamente alla stessa maniera: 




Identica anche la chiusura dell'articolo del già citato "TGcom"; si tratta di un semplice copia-incolla tra le varie testate. Peccato che ciò avvenga a discapito della verità, della correttezza giornalistica e soprattutto della salute dei cittadini, ai quali una tassazione di poco meno di 500 euro al litro ha precluso la possibilità di uscire dal tunnel del tabagismo, che ogni anno miete migliaia di vittime in Italia. 


PS: ben vengano le ricerche come quelle condotte alla NYU. La scienza progredisce a piccoli passi, per cui qualsiasi scoperta in campo medico possa salvaguardare la salute pubblica e individuale è bene accetta. Lo stesso dottor Tang, come è possibile leggere nell'articolo del "Guardian" linkato, sostiene sia necessario effettuare ulteriori ricerche per arrivare a risultati significativi. Il problema, ancora una volta, è come il mondo mediatico usa la scienza per fare becero clickbait.

*E.C.: 10 mg/mL di nicotina è una dose effettivamente tollerabile per gli esseri umani, specie se l'hardware utilizzato è indirizzato al tiro di guancia (relativamente più leggero del tiro di polmoni, in cui aumenta la produzione di vapore). Le critiche mosse alla ricerca, soprattutto quelle espresse dal professor Hajek, riguardano la tollerabilità di tali dosi sui topi. Le dichiarazioni di Hajek, direttore del dipartimento inglese che indaga sulla dipendenza da tabacco e docente presso la Queen Mary University of London sono reperibili qui


venerdì 26 gennaio 2018

Mattarella, la storia e il fascismo.

Quando Mattarella dice che il razzismo fu un elemento proprio del regime fascista, mente o semplicemente non sa ciò che dice. Prima della promulgazione delle leggi razziali, i rapporti tra Mussolini e gli ebrei erano tutt'altro che conflittuali, tanto che più volte gli ebrei si rivolsero a Mussolini per indurre Hitler a rivedere le proprie posizioni antisemite.
"Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine di oltr’Alpe, sostenute dalla progenie di gente che ignorava la scrittura, con la quale tramandare i documenti della propria vita, nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto". Sono parole di Mussolini in visita al padiglione palestinese, durante la Fiera del Levante, a Bari, nel 1934.
A ben vedere, il razzismo, che in quegli anni era principalmente antisemitismo, era un elemento minoritario tra gli stessi fascisti (limitato, sostanzialmente, al giornale diretto da Giovanni Preziosi, La vita Italiana); fascisti che guardavano alla Germania come un esempio da seguire. E non perché in Italia fosse particolarmente sentita la "questione ebraica", bensì perché si temeva che Hitler potesse rappresentare una nuova avanguardia tra i nazionalisti europei, togliendo spazio e risonanza al fascismo italiano.
Da parte di Mussolini e di molti altri fascisti, invece, vi fu persino un tiepido appoggio al sionismo internazionale, con l'intento di intralciare i progetti della Gran Bretagna in Palestina per prenderne il posto, cosa che però non fu mai ritenuta veramente possibile.
Ciò significa che Mussolini fu meno responsabile di Hitler nella promulgazione delle leggi razziali o che i fascisti furono più buoni dei nazisti? Assolutamente no.
Il fatto che Mussolini fu pronto a barattare le vite di migliaia di cittadini italiani per sedersi al tavolo del papabile vincitore di una guerra imminente lo qualifica già abbastanza.

Il problema è che ancora oggi, a quasi un secolo di distanza dall'avvento del fascismo, non riusciamo a vedere le cose con serafico distacco, cercando di osservare e valutare gli eventi nella loro reale portata.
Per condannare il fascismo non è necessario mistificare gli eventi. Forse tale operazione serve a sostenere una certa visione dell'oggi, forse è persino legittimo ciò, se si lasciasse la storia in pace o nelle mani di chi è capace di studiarla. A questo proposito rimando al libro Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo di Renzo de Felice, da cui ho tratto citazioni e interpretazioni storiche di quanto suddetto.

mercoledì 24 gennaio 2018

Dimaiocrazia

Ma qual è l'idea di democrazia che hanno i 5stelle?
Di Maio ha sempre negato, per conto del suo movimento/partito, di essere disposto a fare alleanze, asserendo che i pentastellati possono governare da soli. Una situazione simile potrebbe realizzarsi solo e soltanto se il m5s avrà almeno il 40% dei consensi elettorali, ma questa ipotesi è assai remota, a guardare i sondaggi.
 E allora che si fa? Idea geniale! Si chiede agli altri partiti in parlamento di accettare in toto il programma dei 5stelle e quindi votare la fiducia ad un ministero interamente grillino.

Ora, una cosa simile, che io ricordi, non si è mai verificata nella storia della Repubblica, e l'unica cosa che si avvicina all'ipotesi proposta da Di Maio sono i governi di minoranza di Andreottiana memoria, che però si reggevano sulla base di accordi precisi e interpartitici e  una concertazione parlamentare più o meno ampia, ma soprattutto su una navigazione "a vista" dell'esecutivo, senza troppi stravolgimenti, in attesa di una nuova consultazione.
Ciò che propone Di Maio va ben oltre ciò: si chiede a tutti gli altri soggetti politici, legittimati dalle elezioni, di farsi da parte, appoggiare senza contropartite il programma di un solo soggetto politico e un governo composto da un unico partito. In sostanza, si chiede al 70% della rappresentanza politica di accettare ciò che propone il 30% della stessa, e il tutto senza discussioni.

La cosa non mi sorprende, dal canto loro. D'altronde quando si descrivono gli accordi tra partiti come "inciuci", quando ci si vede e ci si dipinge come gli unici onesti in un mare di corrotti, quanto suddetto è una naturale conseguenza.
Ciò che mi perplime è che nessuno, finora, ha sentito l'esigenza di porre al primo ministro in pectore una semplice domanda: e il sistema democratico? Si può definire tale un regime in cui una sola istanza politica pretende che tutti gli altri annullino le proprie?

domenica 11 dicembre 2016

Un obiettivo per il 2021

Siamo al 64esimo governo in 70 anni di democrazia. Però va tutto bene, non ci sono problemi nell'assetto istituzionale italiano e la costituzionepiùbelladelmondo è sempre più bella, oh se è bella.
Se riuscissimo nell'obiettivo di pareggiare i conti entro cinque anni, sarebbe ancora meglio. Facciamo 11 governi da qui al 2021 e poi grandi festeggiamenti in piazza, letture collettive della costituzione (ma solo articoli a metà, tipo "la sovranità appartiene al popolo", "l'Italia ripudia la guerra", ché a leggerli per intero si rimane delusi). 
L'articolo 92 meglio non leggerlo, toglieremmo metà argomenti a Cinquestellati e Leganordisti. Stessa cosa per l'articolo 117. 
Sempre per i grillini e per i salviniani, nonché per i marcotravaglisti, per tutti coloro - insomma - che hanno esplicitato la propria difficoltà a comprendere articoli più lunghi di un rigo e mezzo, saranno chiamati degli artisti che avranno il compito di fare dei disegnini per far comprendere meglio al popolino il diritto costituzionale, sennò finisce che vorranno un referendum contro la "schifostituzione" (così la chiamerebbe il Fatto quotidiano, cioè il fattissimo Travaglio). E sarei tentato di votare con loro, per l'abolizione della carta.